Maschere…


monet

Monet – ‘Scogliera ad Etretat’ – 1885.
Quanti colori, quante sfumature. Osservo la copia del quadro presente nella mia camera d’albergo per colorare i miei pensieri. I miei occhi percepiscono delle differenze, delle variazioni, ma ora non assorbono le emozioni.
Questi occhi, a volte azzurro intenso, a volte verdi, a volte brillanti, a volte accesi, a volte inguardabili … ora sono spenti, e vedono tutto in bianco e nero.


Alcune volte quelle parole nella mente, come aghi negli occhi, ‘ora non so cosa farmene … ‘, fermano i miei pensieri e bloccano i miei respiri, e giungo alla stessa considerazione … ora non so cosa farmene anche io di Lui … e più lo sento muoversi e più vorrei non si muovesse … perché di troppo in questo algoritmo, perché se fossi l’Architetto, freddo, calcolatore e matematico potrei dire le stesse parole che lui disse a Neo :

“… Tu sei il risultato finale di una anomalia che nonostante i miei sforzi sono stato incapace di eliminare da quella che altrimenti è una armonia di precisione matematica … “

Già, ormai posso paragonare questo stato d’animo ad un anomalia, perché se non ha la sua utilità e non adempie ad uno scopo è un ‘programma’ destinato ad essere cancellato, come tutti i programmi inutili all’interno di Matrix.

Le giornate intanto proseguono nel quotidiano e come nulla fosse, o quasi nulla. E come dice Pirandello, siamo pronti ad affrontare i nostri quotidiani palcoscenici indossando, a seconda della platea, una maschera differente; e guai a non essere il solito buffone, quello allegro e ‘Scemo … ’, quello a volte imbarazzante per le sue uscite, quello che ha una battuta per tutti e orecchie e parole per altri.


Ma poi, quando la tua platea si riduce a un solo spettatore, te stesso, qualsiasi maschera io possa indossare non servirà a far ridere ‘quello spettatore’, non servirà a meritarmi un plauso o il suo annuire, almeno con gli occhi. E come per magia, davanti a questa platea, ogni maschera scompare e si dissolve, e il silenzio rimbomba assordante.
In questo monologo di sguardi e silenzi, quando guardo il mio spettatore fisso negli occhi allo specchio anche lui volge lo sguardo altrove, anche lui non riesce a fissarmi, anche lui ora non ha voglia di vedere questi colori, questo azzurro spento, questo verde morto, questa luce intensamente adombrata.


E affogo i silenzi nella musica. Mi faccio compagnia da solo e mi isolo in mezzo a tanti, come in ufficio dove metto le cuffie e alzo il volume finché non sento rumore alcuno, non sento le voci, ma solo la mia musica.
Oggi sono uscito ancora tardi, saranno state le 20.15, sono andato via senza salutare nessuno, non vedevo nulla ma ero fisso per la mia strada. Pensavo e ri-pensavo, aghi che si conficcano a volte, e distrazioni eccessive. Ho lasciato la macchina in azienda e sono andato a piedi in albergo, mi sono ricordato solo dopo di averla lasciata.

“Anto, dove sei? Mi manchi …”

 

 

Per i fanatici, come me, di Matrix, vi allego sotto l’intero dialogo tra Neo e l’Architetto al momento del loro incontro, leggetelo con attenzione:

Architetto: Salve Neo.
 
Neo: Lei chi è?

Architetto: Io sono l’Architetto. Ho creato io Matrix. Ti stavo aspettando. Tu hai molte domande sebbene il tuo processo abbia alterato la tua coscenza resti irreversibilmente umano. Ergo alcune delle mie risposte potrai comprenderle altre no. Concordemente malgrado la tua prima domanda possa essere la più pertinente potresti renderti conto o non renderti conto che essa è anche la più irrilevante.
 
Neo: Perché mi trovo qui?
 
Architetto: La tua vita è il prodotto residuo non compensato del bilanciamento delle equazioni inerenti alla programmazione di Matrix. Tu sei il risultato finale di una anomalia che nonostante i miei sforzi sono stato incapace di eliminare da quella che altrimenti è una armonia di precisione matematica. Sebbene resti un problema costantemente arginato essa non è imprevedibile pertanto non sfugge a quelle misure di controllo che ti hanno condotto inesorabilmente qui.
 
Neo: Non ha risposto alla mia domanda.
 
Architetto: Giusto è vero. Interessante, sei stato più veloce degli altri. Matrix è più vecchia di quanto tu immagini. Io preferisco contare partendo dalla comparsa della prima anomalia fino al manifestarsi della successiva. Questa è la sesta versione.
 
Neo: Ci sono solo due possibili spiegazioni: o nessuno me lo ha mai detto, o nessuno lo sa.
 
Architetto: Precisamente. Come ora stai senza dubbio intuendo l’anomalia è sistemica e crea pericolose fluttuazioni anche nella più semplice equazione.
 
Neo: La scelta. Il problema è la scelta.
 
Architetto: La prima Matrix che disegnai era assolutamente perfetta, una opera d’arte, impeccabile, sublime. Un trionfo eguagliato solo dal suo monumentale fallimento. L’inevitabilità del suo destino mi è ora evidente quale conseguenza della imperfezione intrinseca dell’essere umano. Perciò la riprogettai basandomi sulla vostra storia per rispecchiare con accuratezza le espressioni grottesche della vostra natura. Tuttavia venni ancora frustrato dal fallimento. In seguito giunsi alla conclusione che la risposta mi sfuggiva perchè esigeva una mente inferiore o se vogliamo una mente meno vincolata della mia a parametri di perfezione. Tant’è che la soluzione fu trovata per caso da un altro programma intuitivo. Inizialmente creato per indagare su alcuni aspetti della psiche umana. Se io sono quindi il padre di Matrix, lei è senza dubbio alcuno sua madre.
 
Neo: L’Oracolo.
 
Architetto: Ti prego. Come ho detto lei trovò per caso una soluzione grazie alla quale il novantanove per cento dei soggetti testati accettò il sistema a condizione di avere una scelta anche se la consapevolezza di tale scelta era a livello quasi inconscio. Benché la trovata funzionasse era fondamentalmente difettosa dato che di fatto generava quella contraddittoria anomalia sistemica che se non controllata poteva minacciare il sistema stesso. Ergo, coloro che lo rifiutavano e parliamo sempre di una minoranza lasciati senza controllo potevano costituire una crescente probabilità di disastro.
 
Neo: Qui sta parlando di Zion.
 
Architetto: Tu ora sei qui perché Zion sta per essere distrutta. Ogni suo abitante sarà sterminato e l’esistenza stessa della città cancellata.
 
Neo: Stronzate.
 
Architetto: Il rifiuto è la più prevedibile di tutte le reazioni umane, comunque sia stai tranquillo: questa sarà la sesta volta che siamo costretti a distruggerla e ormai siamo diventati oltremodo efficienti nel farlo. La funzione dell’eletto è quella di tornare alla sorgente permettendo una temporanea distribuzione del codice di cui sei portatore e il ripristino del programma originale, dopo ti verrà richiesto di selezionare dall’interno di Matrix ventitre individui, sedici femmine e sette maschi per ricostruire Zion. La mancata ottemperanza a questo processo provocherà un cataclismico crash del sistema che ucciderà chiunque sia collegato a Matrix cosa che abbinata all’annientamento di Zion sostanzialmente causerà l’estinzione della intera razza umana.
 
Neo: Non vi conviene, non lo permetterete. Gli essere umani vi servono per sopravvivere.
 
Architetto: Esistono livelli di sopravvivenza che siamo preparati ad accettare, tuttavia la questione più rilevante è se tu sei pronto ad accettare la responsabilità della morte di ogni essere umano di questo mondo. E’ interessante osservare le tue reazioni. I tuoi cinque predecessori erano di proposito costruiti intorno alla comune attribuzione di una sensibilità positiva allo scopo di creare un profondo attaccamento al resto della tua specie per il compito dell’evento. Ma se gli altri vivono questo attaccamento in modo generico la tua esperienza a riguardo è molto più specifica dato che coinvolge l’amore.
 
Neo: Trinity!
 
Architetto: A proposito è entrata in Matrix per salvarti la vita a costo della sua.
 
Neo: No!
 
Architetto: Il che ci porta infine al momento della verità Neo in cui la vostra fondamentale imperfezione finalmente si manifesta e la anomalia può rivelarsi nella sua doppia veste di inizio e di conclusione. Ci sono due porte. La porta alla tua destra conduce alla sorgente e alla salvezza di Zion. Quella alla tua sinistra riconduce a Matrix, a lei e alla tragica fine della tua specie. Come tu hai ben riassunto, il problema è la scelta. Ma noi sappiamo già quello che farai non è vero? Già intravedo la reazione a catena. Precursori chimici che segnalano la insorgenza di una emozione disegnata appositamente per soffocare logica e ragione, una emozione che già ti acceca e che ti nasconde la semplice ed ovvia verità. Lei è condannata sta per morire e non c’è niente che tu possa fare per impedirlo. La speranza, la quintessenziale illusione umana e al tempo stesso la fonte della vostra massima forza e della vostra massima debolezza.
 
Neo:Se fossi in lei spererei di non dovermi rincontrare.
 
Architetto: Non accadrà.

 

Neo ha scelto l’Amore … l’avrei fatto anche io, anche se è un’anomalia.

Omega & Alfa


“Finalmente il silenzio, anche se questo verde divano non è il mio nuovo letto non fa nulla, lo sarà solo per una notte, e sarà una lunga notte di pensieri … “

Zzzzz ….. Zzzzz …. Zzzzz ….

Il respiro regolare viene udito e protetto da due occhi felini, che per curiosità, e forse femminilità, rimangono assorti e vigili davanti a quel ragazzo spossato dalla fatica del trasloco e caduto tra le braccia di Morfeo in cerca di conforto. La gatta muta, e ferma, sulla sedia non emette rumore alcuno, non miagola per avvertire o cercare attenzione, non mostra fiducia pronunciando le sue rumorose fusa.
E’ la che sonda questo viso nuovo, è la che scruta con i suoi occhioni a mezze lune nere, nel buio, alla ricerca di qualcosa, come volesse carpire ogni singolo frammento onirico di quella visione, come volesse spiare quei pensieri così tranquilli.

“Confusione … Rumori … Acqua … Schiamazzi … Torsi nudi, e non solo … Sguardi inopportuni e sorrisi maliziosi …
Poi tutto si annebbia, e non vi è luce, gli scenari cambiano ma non si distingue attore, è sempre tutto molto sfuocato, come una forte luce negli occhi, come il sole all’improvviso, come quando tenti di vedere un’eclissi senza pellicola di riparo per la retina.
Queste voci, di chi saranno? Questi odori, queste mani, queste labbra … nessun sapore, nessun candore, so solo che fuggono senza onore …
Il caldo all’improvviso accende questo viaggio inconscio, fatto di fotogrammi sfuocati e suoni indistinti, e avvolge in rossi scenari e dolci sospiri rumori sopiti e sguardi sbiaditi … Non vi sono nomi, ne cognomi, non vi sono visi o sorrisi, la luce spegne in un abbaglio solare i particolari e l’occhio fatica a mantenere la concentrazione …
Il freddo bussa, il caldo è passato, e nel suo seguire qualcosa ha mutato … Ma nulla di concreto, solo silenzio e giochi di mistero e brivido, baci rubati a visi dimenticati, mani gelide sotto umide coperte che ora cercano calore ma che ma più lo troveranno …
Un fulmine a ciel sereno colpisce il viaggiatore nel mezzo della sua via, e tutto d’incanto porta lontano … Deve sparire, deve viaggiare, altre terre, altri luoghi, altre persone … e chi perde non può ricordare, perché conscio del suo destino, è costretto a scordare …

Cerca solo riparo, non dimora, il suo cuore è sperduto senza una bussola e non si da pace ancora, ma al calore umano non sa rinunciare, e con fare villano il suo istinto animale deve assecondare … I suoi occhi tremano al suo sorriso, e nulla possono quando osservano il rosso del suo viso, la bocca va da se, senza volere, colpisce di punta e colpisce profondo … Ma nulla è peggio di un colpo sordo, di un occhio falso, di una parola costruita …
Tutto si spegne, nessun ricordo, e fu così che giunse il nuovo giorno … il felino non si mosse, doveva proteggere quel viaggio senza ritorno, perché sarebbe stato un buco nero nel suo corpo, un pensiero senza destinazione, che nel silenzio trova pace e nel silenzio e nel dimenticare darà vita a questo cuore …
Un lungo sonno, un triste incubo, e un duro risveglio … ma il peggio è alle spalle, e chi si volta è perso PER SEMPRE …”

Yawnnnnn !!!!
Già mattino, sembra come di aver dormito 10 mesi, mi sento assopito e spossato, meglio che mi dia una mossa, che qui nessuno ti aspetta e la vita non ti guarda in faccia o ringrazia … il mio letto è una confusione, come la mia mente, ma tempo poche ‘ore’ sarà tutto a posto, ogni cosa dove merita, e le cose della vecchia casa si buttano e le cose inutili e che non servono si bruciano … mamma mia quanti oggetti!
Via, tutti in una scatola per ora poi se è il caso meglio buttare tutto, i ricordi li lascio a chi non sa vivere il presente e a chi vuole tenermi legato al passato … via, via … e subito !
Questi disegni, questi fogli, queste lettere, questo capello, questi pupazzi, si sono una BAMBINO, ma i pupazzi non mi servono e manco i draghi, devo crescere e di certo non mi aiutano … imballerò tutto in quel cartone con quel secchio di vernice … uhm ma sta vernice? Mah … non ricordo … a si, ora rammento, dovevo rinfrescare la mia stanza, una mano di bianco serve sempre, il bianco per purificare e azzerare …
Questa stanza va rinnovata, è solo un ‘giorno’ che ci sono e già penso a cambiare ?? Ma si, meglio così, anche perché sta arrivando l’estate e magari dovrà accogliere qualcuna e questo rosso è un ottimo inizio … spero di inaugurarla presto con una donna seria, perché per ora le uniche che mi posso permettere sono a pagamento, e che ci volete fare qualcuno deve dare da mangiare anche a loro … ora scappo ho un impegno con degli amici mia gatta, te li presenterò ma non so quando, devo essere selettivo sai? Qui tutti ti ‘vogliono bene’ a parole ma basta voltarti un momento che manco Bruto avrebbe fatto di meglio sulla mia schiena … ci starò attento, d’altronde sono ‘allenato e riposato’ … dopo un lungo letargo posso tornare alla vita reale …

Tutto inizia ora, e tutto va cancellato, come mi è stato detto in sogno da un voce lontana, da un volto indefinito, come richiesto, come imposto, come ‘ordinato’ da costei … per evitare che i ‘bimbi’ non si facciano male … così saremo uniti nello stesso destino, quello di ricevere ordini e ubbidire, perché la personalità non fa per ‘noi’ … scrivo queste ultime righe senza dolore, perché quando ti si gela il cuore è un attimo a farti morire … e a farmi rinascere senza passato … vita mia, morte tua … ‘perché sono egoista … ‘ mi ha detto qualcuna … e per una volta voglio accodarmi al suo pensiero …

Morto il _ 23.07.2007_  Rinato il _20.05.2008_

SAGITTARIO, Nov 22-Dic 21, – Il Promiscuo


Sagittario

Spontaneo. Gran attrattiva. Difficile da trovare, ma grandioso una volta che lo trovi. Ama le relazioni lunghe. Hanno molto amore da dare. Qualcuno con chi non dovresti non metterti. Molto bello. Molto romantico. Gradevole con tutte le persone. Il suo amore è unico, avvolgente, divertente e dolce. Ha un’attrattiva unica. La persona più affettuosa che conoscerai! Impressionanti in Quello!!! Non è la classica  persona con la quale ti metteresti e finiresti piangendo.

L’unica cosa che non capisco è il titolo : Il Promiscuo …. per il resto è sputato, so fico !

30’s to Mars – The Kill


 
 
What if I wanted to break
Laugh it all off in your face
What would you do? (Oh, oh)
What if I fell to the floor
Couldn’t take all this anymore
What would you do, do, do?

Come break me down
Bury me, bury me
I am finished with you

What if I wanted to fight
Beg for the rest of my life
What would you do?
You say you wanted more
What are you waiting for?
I’m not running from you (from you)

Come break me down
Bury me, bury me
I am finished with you
Look in my eyes
You’re killing me, killing me
All I wanted was you

I tried to be someone else
But nothing seemed to change
I know now, this is who I really am inside.
Finally found myself
Fighting for a chance.
I know now, this is who I really am.

Ah, ah
Oh, oh
Ah, ah

Come break me down
Bury me, bury me
I am finished with you, you, you.
Look in my eyes
You’re killing me, killing me
All I wanted was you

Come break me down (bury me, bury me)
Break me down (bury me, bury me)
Break me down (bury me, bury me)

(You say you wanted more)
What if I wanted to break…?
(What are you waiting for?)
Bury me, bury me
(I’m not running from you)
What if I
What if I
What if I
What if I
Bury me, bury me

The Coors – Goodbye


 
 
 
I never thought one day you’d be gone,
away forever more
No one can say, no one could explain
why you were taken

Oh where are you now?
Could I get there somehow?

It’s time to say goodbye
Block out the sun and pack up the sky
Don’t let my tears start to make you cry
Each time I try to say my goodbye
Try to stop asking why

Tell me it’s true, tell me there’s something more
Another time for love
One day I’ll know, one day I’ll be there
Will you be waiting?

Oh where are you now?
Could I get there somehow?

It’s time to say goodbye
Block out the sun and pack up the sky
Don’t let my tears start to make you cry
Each time I try to say my goodbye
Try to stop asking why
Try to stop asking why yeah

Where are you now?
Could I get there somehow?

It’s time to say goodbye
Block out the sun and pack up the sky
Don’t let my tears start to make you cry
Each time I try to say my goodbye
Try to stop asking why, why
Try to say my goodbye

R.E.M. – Leave


 

 

Nothing could bring me closer.
nothing could bring me near.
where is the road I follow
to leave, leave?

It’s under, under, under my feet.
the sea spread out there before me.
where do I go when the land touches sea?
there is my trust in what I believe.

That’s what keeps me,
that’s what keeps me,
that’s what keeps me down,
to leave, believe it,
leave it all behind.

Shifting the dream
nothing could bring me further from my old friend time.
shifting the dream
it’s charging the scene
I know where I marked the signs.

I suffer the dreams of a world gone mad
I like it like that and I know it
I know it well, ugly and sweet,
that temper madness with an even extreme.

That’s what keeps me
that’s what keeps me
that’s what keeps me down
I say that I’m a bantam lightweight
I say that I’m a phantom airplane
that never left the ground.

That’s what keeps me,
that’s what keeps me,
that’s what keeps me down,
to leave it, believe it.
leave it all behind.

Lift me, lift me,
I attain my dream.
I lost myself, I lost the
heartache calling me.
I lost myself in sorrow
I lost myself in pain.
I lost myself in clarity,
memory, leave, leave.

That’s what keeps me,
that’s what keeps me,
that’s what keeps me down,
To leave it, believe it,
leave it all behind.

That’s what keeps me,
that’s what keeps me,
that’s what keeps me down,
to leave it, believe it,
leave it all behind.

Lift my hands, my eyes are still,
I’ll walk into the sea
shoot myself in a different place
and leave it

I’ve longed for this to take me,
I’ve longed for my release
I’ve waited for the callin’
to leave, leave.

Leave, leave.
Leavin’, leavin’.


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R.E.M. – I’ll Take The Rain


 

 

The rain came down
The rain came down
The rain came down on me.

The wind blew strong
The summer song
Fades to memory

I knew you when
I loved you then
The summer’s young and helpless.

You laid me bare
You marked me there
The promises we made.

I used to think
As birds take wing
They sing through life so why can’t we?
You cling to this
You claim the best
If this is what you’re offering
I’ll take the rain
I’ll take the rain
I’ll take the rain.

The nighttime creases
Summer schemes
And stretches out to stay.
The sun shines down
You came around
You love easy days.

But now the sun,
The winter’s come.
I wanted just to say
That if I hold
I’d hope you’d fold Open up inside, inside of me.

I used to think
As birds take wing
They sing through life so why can’t we?
You cling to this
You claim the best
If this is what you’re offering
I’ll take the rain
I’ll take the rain
I’ll take the rain.

This winter song
I’ll sing along
I’ve searched its still refrain
I’ll walk alone
I’ve given this, take wing
Celebrate the rain.

I used to think
As birds take wing
They sing through life so why can’t we?
You cling to this
You claim the best
If this is what you’re offering
I’ll take the rain
I’ll take the rain
I’ll take the rain.


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