Cambio pelle …



È
un rituale che si ripete ogni anno quando arriva la stagione estiva. Rimarca il passare incessante del tempo e sottolinea il moto ciclico delle cose e della vita.

Dopo un anno di lavoro siamo tutti in cerca di calore e di Sole, vogliamo irradiare il nostro corpo con calde sensazioni di benessere chiudendo gli occhi al passato, ai nostri errori, ai nostri problemi quotidiani. Esso si perpetua silenzioso, è una conseguenza della mia necessità di Sole e di Mare, staccare dal mondo del materialismo, del lavoro, della solita routine.

È come la catarsi della nostra superficie, come togliersi un camice sporco e unto di olio, grasso, polvere e sporcizia dopo un lungo giorno di lavoro; ma se fosse così semplice svestirsi dei propri errori e dei propri insuccessi attuando un cambiamento di pelle allora chiederei ad un chirurgo di aprirmi il cranio per esporre il mio piccolo, e solo, neurone, al tepore della Vita, fino alla sua massima sopportazione e abbronzatura, così, nell’arco di poche ore o giorni, anche Lui potrà cambiar pelle, perdere pian piano, e lentamente, pezzi di ricordi che son la attecchiti come la ruggine, creata dalla pioggia salata che a volte scende su quei luoghi.

Ricordi negativi di un anno, denudarsi di quella tristezza infinita che non è mai estinta e che sembra essere in letargo, che sembra svanire con un alito di vento, un sorriso, attimi di felicità, ma che si ravviva come un incendio estivo al primo momento di fragilità, al primo ricordo di una persona, al primo incrocio di sguardi con occhi che ormai sanno trasmettersi solo malinconia e che ad ogni battito di ciglio scalano gli errori altrui come un banchiere scala le banconote tra indice e pollice mentre le conta e non riescono a guardare avanti perché, anche se la clessidra è stata voltata, la sabbia scende ancora troppo lentamente, e prima che finisca, completamente, nel quadrante opposto ci metterà del tempo.

Oggi, dopo quasi due anni, ho ripreso a viaggiare in treno, è una cosa che non amo fare, soprattutto se viaggio da solo. Ma a volte, ogni vagone racchiude scorci di vita quotidiana, piccoli aneddoti e persone buffe, quasi fosse l’estratto di una goliardica barzelletta. E osservarli ed ascoltarli rende il viaggio meno noioso del solito. Affianco a me c’è una mamma pugliese, una classica mamma pugliese, mi ricorda molto la mia nei modi di fare, troppo apprensiva e preoccupata. Ma, d’altronde, suo figlio ha un età e una situazione, ha una gamba bloccata a causa di un operazione al ginocchio, per la quale apprensione ed ossessione sono giustificati.
[ Ogni riferimento a mia mamma e a fatti accaduti è puramente casuale ]

Assieme a loro due viaggia una donna, penso sia la sorella della signora, o una parente. Lei,  purtroppo, presenta degli handicap motori, sia negli arti inferiori che superiori, e per muoversi adopera delle stampelle. Ma dei tre e la più attiva e propositiva, la prima che si prodiga a prendere una valigia o ad aiutare il ragazzo immobilizzato … [ che è un cagacazzo assurdo con le sue suonerie truzze del cellulare, e che se non la smette gli stacco la gamba fasciata e lo meno con le placche di ferro che gli hanno impiantato nel ginocchio ]

Purtroppo, lo so sono materialista, mi capita spesso, la notte prima di un viaggio in treno, di sperare di trascorre le lunghe ore di viaggio che mi separano dalle mie ‘origini’ in compagnia di una o più belle, intelligenti e simpatiche ragazze con le quali far passare il tempo in scioltezza; ma, ahi me, nessuno lassù mi ascolta e mi capitano sempre alcune tra le seguenti opzioni :

      Vecchi che, anche a 40 gradi fahrenheit all’ombra, hanno freddo e chiedono o di chiudere i finestrini o di spegnere l’aria condizionata

      Persone disabili, con tutto il rispetto per loro

      Extracomunitari che non conoscono il vocabolo italiano : ‘lavarsi’

Diciamo che sto giro tra le tre fantastiche opzioni mi è capitata la ‘migliore’. Il tempo intanto scorre, o provo a farlo scorrere, in qualche modo. Invio degli sms. Vedo un film : ho visto ‘Le conseguenze dell’Amore’. Un film che ho trovato molto triste e che dovrebbe portare la gente a fare delle riflessioni sulla nostra vita e su come la trascorriamo e la portiamo in giro. In un certo senso mi sono rivisto nel protagonista. Un uomo di 50 anni che da 8 anni vive in una stanza di albergo, segregato in questo paese svizzero; per carità non è un consulente SAP, buon per lui :D. Ma, mi ha fatto crescere un sentimento di angoscia il pensiero che alla mia pensione mancano all’incirca 30 anni, forse qualcosa di più, e molti di essi potrei trascorrerli in una stanza d’albergo in solitudine. [ tralasciamo i momenti in cui ricevo delle visite a ‘domicilio’ ]

Ho intervallato anche un buon libro da leggere : L’Alchimista, di Paolo Coelho. La storia di Santiago, questo pastore Andaluso, alla ricerca della sua Leggenda di Vita. Fin’ora non delude le aspettative ed è anche molto scorrevole nella ‘degustazione’. È probabile che entro fine viaggio l’avrò divorato. Ho proprio voglia di parlare, ho già riempito 3 pagine piene e fitte di blocco note grande. Sono quasi 5 ore di silenzio, se vogliamo escludere i: grazie, prego, mi scusi, può abbassare la tendina, c’è una presa per l’alimentatore del pc in questo vagone? il biglietto me l’ha controllato già il suo collega.

Scrivere è una cosa che amo, mi porta a distendere, con disegni armonici della mano, pensieri che si aggrovigliano assieme a sensazioni e ricordi variegati, positivi o negativi. Ma la scrittura non è la sola cosa che mi rilassa. Anche distogliere lo sguardo dalla mia mano, che danza sul foglio, ed osservare il paesaggio scorrere veloce al mio fianco e rilassante. Ma il finestrino si rivela una pellicola in forward troppo veloce, che non da modo, ad occhi troppo avidi di dettagli e particolari come i miei, di cibarsi di quegli angoli e imperfezioni che pochi notano. Sfumature di luoghi, paesaggi, paesi o stazioni.

Come il godersi quel fantastico tramonto nelle Egadi assieme ad un gruppo di amici, è una cosa che non ha prezzo e che non baratterei con molte altre cose. Racchiudere, in maniera maniacale, e congelare l’attimo in piccoli frammenti di pixel digitali, per poi perdere minuti e ore ad osservare al pc cosa la natura sa offrire, e cosa noi oggi non riusciamo ancora ad apprezzare in pieno a causa della nostra vita frenetica, e dei nostri impegni che sono sempre dei carri posti davanti ai buoi. Come il rompersi di un uovo che al rallentatore versa il suo rosso in un’immensa distesa d’acqua, per poi svanire in essa, quasi inghiottita, e lasciare una scia di arancio, quasi fossero schizzi, che col tempo si assorbe per poi rimanere blu, un blu sempre più intenso, prima lineare e poi maculato. Da tante luci che disegnano sulla tela giochi di antiche menti che riportano alla mitologia, alla storia e al mistero.

Ringrazio ancora chi mi ha permesso di poter continuare ad assistere a tutto ciò. Era venerdì scorso. Al mio rientro dalle vacanze a Favignana, in Sicilia. Sarebbe stato il mio primo volo notturno, e sarebbe potuto essere anche l’ultimo.
Siamo partiti in ritardo, immagino solo ora sia stato a causa del maltempo presente al nord, ma col senno di poi tutto risulta più facile. Era già passata quasi 1h e 20m dall’inizio volo, tutto sommato tranquillo, quando il comandante di volo fa un annuncio: ‘causa maltempo incessante al nord i tre principali aeroporti Lombardi sono stati chiusi ( Malpensa, Linate e Orio al Serio ); ora stiamo sorvolando Genova, se la situazione climatica non muta nell’arco di 5 minuti saremo costretti ad atterrare qui per fare rifornimento ed attendere l’evolversi della situazione climatica. Nel frattempo – non mancava di sarcasmo di certo il comandante – vi invito ad osservare, alla vostra destra, il fantastico spettacolo che i fulmini nella tempesta accanto a noi stanno creando in cielo’.

Erano distanti quando ci ha comunicato la cosa, e lo spettacolo naturale era abbastanza piacevole e suggestivo la in alta quota. Pochi minuti dopo il secondo annuncio: ‘La situazione atmosferica è migliorata e l’aeroporto di Malpensa è stato riaperto, per cui scendiamo verso di esso’. Non l’avesse mai detto. Avrei preferito scendere a Genova e prendere un noiosissimo e ‘sicuro’ treno; che anche se in ritardo almeno del 99% dei casi ti garantisce di arrivare sano e salvo.

Il pilota tira giù e su il carrello quasi fosse un bambino che gioca con il bottone della serranda elettronica del garage; un po’ alla Homer Simpson quando è ricoverato in ospedale e va in fissa con il letto mobile: ‘il letto va giù, il letto va su … ‘; e preme il bottone del telecomando in modo ciclico. Nell’abitacolo del velivolo si percepisce la tensione. Anche perché da un certo punto in poi il comandante eseguiva gli annunci esclusivamente in lingua inglese, in modo tale di allarmare il minor numero di passeggeri, dato che si sa che noi Italiani non siamo bravi con le lingue [ io me la cavo con la lingua =P ]. È stata una delle poche volte in cui avrei voluto essere un orgoglioso e ignorante agricoltore!!!

Sedevo lungo il lato del corridoio. Osservavo i passeggeri nei loro atteggiamenti e modi di affrontare la questione, ormai delicata. Una ragazza una fila più avanti della mia, sulla sinistra, cattura la mia attenzione. Ha il suo portafogli aperto sul tavolinetto sporgente della sedia a lei di fronte. Sfoglia dei foglietti scritti a mano e si sofferma a leggerli con attenzione e lentezza. Non ho idea di cosa abbiano potuto essere, ma i sentimenti che hanno evocato forse li posso immaginare. Poesie, dediche, canzoni, pensieri o diari personali. Nel mentre rivoli trasparenti le solcavano il viso, gli occhi diventavano traslucidi, e il suo viso sempre più malinconico. Non so se fosse stata la classica azione che si compie prima del fatidico e ultimo momento di respiro che il ‘destino’ ci concede; o se stesse rievocando ricordi ormai sepolti, o ricoperti da poco, ma mai sopiti nella loro fiamma, che innescano un meccanismo di: felicità a breve termine e malinconia intensa e a lungo termine. Con il risultato che, anche se sereno fuori, e dentro, può sempre piovere.

Un po’ come faceva qualcuno leggendo i miei pensieri del momento, quel flusso di inchiostro armonico che il mio neurone, con un solo impulso, trasmetteva alla mia mano, e che essa, a sua volta, riportava sul foglio. Vedere questa scena mi ha messo tristezza. Ha rievocato in me quei ricordi la conservati, ma a quanto pare non sopiti. Quei ricordi dai quali si vorrebbe fuggire, o perdere ‘pelle’ come quando ci si abbronza. Ricordi che, anche se al loro interno racchiudono sorrisi e attimi di felicità vera, solcano ferite nella pelle che ora, in questo momento, si spera in un futuro di no, neanche il Sole più caldo può curare attraverso l’irradiare del suo calore e con il conseguente cambiamento di muta.

Poi lei. Mi volto. È singhiozzante accanto a me. Ha occhi chiusi. Mi stringe forte la mano, è quasi pallida nonostante abbronzata. E piange. Giulia non ama volare. E l’epilogo di quella vacanza ha messo a dura prova la sua lotta contro la sua nemesi più recondita. Le fiere che ognuno di noi cerca di sconfiggere di giorno in giorno, sforzandosi con la forza di volontà e la tenacia. Due vuoti d’aria consecutivi e ravvicinati ci spostano il cuore, nell’arco di pochi secondi, dal cervello allo stomaco in rimbalzo e poi lo ricollocano nell’angolo superiore sinistro dei nostri toraci. Giulia piange più forte, si volta e guarda Luca: ‘Come va la fuori?’.
Luca, vicino al finestrino, osserva il cielo tempestoso riparandosi dall’inquinamento luminoso dell’interno abitacolo con un libro che parla della storia di Favignana. Attimi di silenzio. Si volta. Guarda prima me, poi guarda Giulia. Bianco in volto, e sottolineo bianco, perché lui, come me, è nerissimo per la settimana di Sole Siciliano. ‘Va tutto bene, stiamo scendendo. Vedo le case, le auto, addirittura osservo i lampioni … ’.

Prende la mano di Giulia e la stringe forte, abbassa il suo sguardo sullo schienale del sedile posto di fronte al suo e rimane in silenzio. Solo dopo, una volta sani e salvi e al rullo di trasporto dei bagagli, ci dirà la verità. Aveva appena visto passare un fulmine a pochi metri dall’ala dell’aereo. Le così dette ‘bugie a fin di bene’. Io non so se sarei riuscito a mentire, con quella freddezza, anche se il suo viso cianotico lo tradiva leggermente. Purtroppo è una pratica che ancora non mi riesce e che spesso mi causa problemi.

Finalmente stiamo atterrando. Un fragoroso e spontaneo applauso rompe il silenzio e i respiri all’interno dell’aereo. Il comandante ringrazia. Ed anche la mia mano, ormai quasi in cancrena per la stretta di Giulia :D. Scherzo. Anche se per poco, son stato contento di essergli stato accanto, per un amico questo ed altro, e poi lei per me, ormai, è la mia sorellina acquisita. Ammetto, però, che non ho razionalizzato subito la possibilità che avremmo potuto non atterrare sani e salvi. Ero concentrato ad osservare la situazione, le persone, l’ansia sul volto di Giulia, lo sguardo di Luca, in cui cercavo conforto, quando osservava fuori dal finestrino. Solo quei due vuoti d’aria consecutivi mi hanno attivato l’adrenalina in corpo e hanno reso, per attimi, tutto il resto attorno a me secondario.

Attimi in cui pensi alle persone che potresti non rivedere e che ti mancano da tempo, persone che non vedi da un po’ e a cui non hai dedicato più un briciolo del tuo tempo perché sempre preso per cose materiali e superflue, rimandando sempre a domani quello che avresti potuto fare in pochi momenti; persone con cui hai litigato e creato delle spaccature che solo il tempo potrà superare mettendo ponti che favoriranno l’incontro.

A volte sento il peso di quei visi, sorrisi e ricordi che annebbiano la mia mente nei momenti di malinconica sobrietà. Come in un album di foto ingiallite dal tempo dove osservi le facce di persone che ora non sai dove siano, cosa facciano e come vivano. E se sono felici. Sento il peso del silenzio che piomba nella mia casa quando incombe questa malinconia. Il silenzio del cellulare mi pesa. Il silenzioso respiro di Shama mentre se la dorme stravaccata in un angolo rende la casa ancora più silenziosa. Sento il peso, devo ammetterlo, di questa momentanea solitudine; e invidio chi dice ‘io sto bene con me stesso’. E mi chiedo con quale cognizione di causa possa dire ciò, forse devo ancora raggiungere il mio equilibrio interiore, la pace del mio karma non spirituale. Si, c’è un tempo per staccare. Per riflettere. Per stare soli e stabilizzare pensieri e sensazioni interiori prima di renderli esteriori al mondo. Ma star soli giorni, settimane o mesi non fa per me; e credo di non riuscirlo a sopportare mai.

Questi pezzi di pelle secca e morta, nel mentre che scrivo, ogni tanto si staccano dal mio corpo; non nascondo il mio disagio, sembro quasi un lebbroso! Mi servirebbe una crema, e mani delicate che mi sfiorino la pelle e confortino questo mio senso di solitudine che mi abbraccia calorosamente e mi avvolge nel suo laconico sorriso e mi osserva con occhio languido. Dovrei smettere forse di vivere di altruismo, come qualcuno insisteva, ‘regalando’ pochi attimi o giorni di spensieratezza e felicità a qualcuno se poi non riesco a tenermene un po’ per me. Smetterò, si smetterò …

 

– pensieri vaganti e dissociati di un ‘neo’ viaggiatore in treno –

 

 

Ps: ho concluso scrivendo 10 pagine e mezzo di blocco, quanto sono prolisso, e quanto vi tedio!!!!

Ps: nell’esatto momento in cui sto pubblicando il Blog su Studio Aperto, Italia 1, viene trasmessa la notizia dell’Aliscafo che si è schiantato sugli scogli nella tratta Favignana – Trapani … 8 morti … il nostro stesso aliscafo … quando si dice che il destino eh? [ minkiaaaaa che paura !!! mi tocco non si sa mai 😀 ]

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Lord
    Ago 09, 2008 @ 02:55:59

    La frivolezza delle persone non ha mai fine …. e a maggior ragione ora so perchè l’ho cancellato …

    Rispondi

  2. silviollite
    Ago 08, 2008 @ 23:52:44

    Senti, ma hai pensato anche a me durante quei 2 vuoti d’aria?

    Rispondi

  3. Lord
    Ago 08, 2008 @ 19:27:04

    ok, te lo riassumo in due parole terra terra e comuni al tuo linuaggio troglodita :
    mi sto spellando, e sono sopravvissuto ad un viaggio aereo, e siccome in treno oltre che a scaccolarmi non sapevo cosa fare ho deciso di esprimere i due concetti di sopra in ‘due parole’ … ok ? ‘___’

    Rispondi

  4. Enza
    Ago 08, 2008 @ 17:28:30

    Un riassunto?’_’

    Rispondi

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