Equilibrista …


Quanti pioli ha questa scala? Passo dopo passo sento svanire il rumore della folla mentre salgo, come in un fade out delle vecchie MC per la transizione tra un pezzo e l’altro. Soffro di vertigini. Le mani sudano freddo, le gambe hanno uno strano impulso e vorrebbero lasciarsi andare. Il muoversi in questa gabbia cilindrica verticale è ancora più limitato da questo bastone sulle mie spalle.

La folla osserva distratta la mia salita, a pochi interessa voltare lo sguardo su di me mentre salgo, altri parlottano consci di una mia caduta, sanno, loro sanno, e quando è tempo di intervenire è troppo tardi, son già caduto.

Sono in cima, qui tutto tace o arriva ovattato. Chi chiede di fare silenzio, chi deglutisce con lo sguardo alto senza batter ciglio, chi soffoca un colpo di tosse per non distrarmi e chi vorrebbe essere lassù con me e non può esserci.

Son risalito, per l’ennesima volta. Siamo ancora io e te, mio bastone. La stretta pedana mi divide dal vuoto, la folla è minuscola, le voci sono brusii lontani, la luce è su di me. Alzo lo sguardo, lascio un sorriso e poi guardo dritto. Solo un filo. Un esile filo di pochi cm di spessore parte dall’estremità della pedana verso … il nulla.

Conosco la via, ma non scorgo la meta. Il filo si perde nel buio e solo il coraggio, la brillantezza e la concentrazione ti permettono di arrivare dall’altra parte. Mi muovo al limite della pedana, sono sul bordo, sfilo il bastone dalla tracolla, lo erigo innanzi a me, in orizzontale davanti al mio petto e lo tengo stretto tra le due mani.

Da un lato stringo la ragione e dall’altro l’istinto. Il cuore? Lui guiderà i miei passi. A volte incerti, a volte sicuri. Ma il bastone è fondamentale. Deve essere un perfetto connubio di intenti, nessuna sfumatura deve propendere per un lato o per l’altro, sarebbe una catastrofe : sarebbe una caduta certa.

Ho mosso i primi passi tra i silenzi, in punta di piedi viaggio, sperando di lasciare il segno e non cadere giù.

In bilico … come un equilibrista

Lunatico …


Vorrei sapere cosa ti passa per la mente mentre ci osservi, seppur non sia convinto tu abbia una mente ma mi piace l’idea che tu l’abbia, a differenza di molti che qui non l’hanno. Quando fai capolino nelle nostre tenebre, nelle nostre silenziose notti romantiche, nelle notti in cui il vento vorrebbe spostare tutto per dare un po’ di vivacità a questa città a volte così fredda e distante … a cosa pensi?

Noi tutti ti abbiamo sempre osservato dalla notte dei tempi; musa ispiratrice di molti illustri mortali, unica luce di salvezza per molti dispersi, riflesso di calore lontano e mai assopito. In questa notte fai capolino tra gli spiragli di quella tenda. Mentre tutto si ferma, si ferma perché il gelo immobilizza, e blocca le persone e i loro sentimenti ed emozioni. Anche io mi fermo e ti osservo, sei pallida ma non morente, sei lontana ma non distante.

Cosa mi vuoi dire, anche tu sei timida? Perché non trovo le parole per dirti che vorrei essere annebbiato e vuoto, come ogni stupido uomo che gira ‘vite’ come gira le pagine della ‘rosa’. Vorrei non osservare quei sorrisi congelati di un istante e non far scorrere la timeline della mia mente a quei momenti. Tu mi schernisci da lassù e non ti biasimo, perché anche io avrei sorriso ironico ad un laconico sguardo, perché non so mai essere serio tranne quando siamo io e te, o io e queste parole.

E tra il nero e il verde memorizzo sorrisi che mi vorranno dire qualcosa, ma ahi me non sono mai stato bravo ad interpretare e li lascio cadere come si lasciano cadere queste gocce incostanti e infinite; tu da lassù sai quando saranno terminate? Qui non scorgiamo la fine e non osserviamo l’azzurro che si tinge di blu notte quando regni nei cieli.

Mi piacerebbe dirti quello che penso ora e che tu lo dica di riflesso a chi vorrei, ma ci sarà sempre il vento a distorcere i miei sussurri e a rendere vani i miei pensieri …

Notte Luna …

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