Acido lisergico nelle vene



Siamo onesti: cosa ci trattiene ancora dal non prendere tutto e sparire ? Dall’andare in banca, chiudere il conto, prelevare tutto in contanti e aggiungere ‘…saluti’ a questa vita ? Perché girare la ruota della routine ogni giorno sapendo che uscirà sempre : hai perso tutto ? Perché ? Perché … perché … beh si non lo sai il perché ? E’ quando ti si sfuma la voce e con un falsissimo playback da video degli anni ’80 sfumi quel : perch… … mentre chini la testa, il tuo sguardo si fissa in una macchia per terra e poi tiri un sospiro morto.

Perché non hai le palle !!!

E mentre i giorni contano in silenzio, come a nascondino, tu sei la che ti nascondi e hai paura di andare a salvarti. E attendi inesorabile che lui venga a prenderti. Il fato. Si, il destino. Sei uno sfigato fattelo dire. Sei proprio uno sfigato.

Io sono l’amore tra le nuvole. Vorrei alzassi lo sguardo ora che hai ripreso a vedere. Vorrei sorridessi al mondo ora che sei sereno. Vorrei che non ti curassi del dolore che porti a credito, ma che ti indebitassi di amore e bene verso il prossimo.

Io sono l’amore. Ma non son per tutti. Ed anche nelle migliori famiglie bisogna soffrire. In quei silenzi a festa, in quei sorrisi spenti che annunciano routine mondane, in quel tramonti solo in cartolina ormai da gustare seduti sul divano buono chiacchierando con la erre moscia.

Vago tra le nuvole e licenzio ogni pensiero negativo senza preavviso. Mi creo una corazza di fredde incertezza perché ogni apertura è persa, e ogni ‘lasciata’ è vita.

Non son fatto per sorridere a comando, ne son fatto per questa maglia. Il ‘Mr Destino’ me l’ha data anni fa ormai, ma non mi sento titolare in questa squadra di perdenti.

Silent.


E’ che bisogna spezzare il fiato …


Non parlo di paesaggi mozzafiato. Non parlo di emozioni tali da toglierti il respiro. Non parlo di un soffocamento. E’ un affanno il mio. Un boccheggiare annaspando di questi giorni grigi. Siam sempre la a correr dietro qualcosa o qualcuno e poi ci ritroviamo sempre col fiatone ad osservare quel qualcosa o qualcuno allontanarsi e svanire lentamente.

Un lavoro che cerchi da mesi, che si avvicina, sembra fatta … e poi svanisce. Una conoscenza che ti sorprende, frequenti, sembra vada tutto bene e poi … svanisce. E tu rimani la a rincorrere, spasmodicamente allunghi la mano, ma il soggetto ormai è solo un puntino lungo l’orizzonte. Bisogna rompere il fiato … me lo diceva sempre il Mister quand’ero un calciatore in erba, anzi, in terra battuta, e battuta anche male visti alcuni sassi a centrocampo …

Perché quando rompi il fiato tutto diventa più semplice. Avviene un estensione polmonare, il corpo sollecitato dallo sforzo mette a disposizione più risorse di quelle date e tutto diventa fluido.
Questo avviene a distanza di qualche minuto, non subito, perché il nostro corpo ed il nostro metabolismo sono abituati a lavorare a bassi regimi, per cui l’affanno dei primi momenti di sforzo. Poi il corpo si accorge che serve più energia di quella elargita e la … si rompe il fiato.

Sicuramente sarà quello. Non ho ancora rotto il fiatto con la vita. Devo ancora rincorrere molto, e mettere a dura prova quest’esistenza, prima ancora di ricevere le giuste dosi di energia per non rimanere indietro e veder tutto svanire … perchè come diceva Abatantuono in Turnè : ” uno passa la vita a farsi dire che prima è troppo giovane poi dopo diventa troppo vecchio  ci sarà una fase centrale in cui uno deve correre ?  … Vu-vu-vu-vu-vu … L’effetto velocità, servirà no ? ci sarà un motivo ? …”

 

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