Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento


[ …
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati.
Non c’entra la pazzia. E’ genio, quello. E’ geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli
ma non ci sono riuscito.

Allora li ho incantati.

E a uno a uno li ho lasciati dentro di me. Geometria. Un lavoro perfetto. Tutte le donne del mondo le ho incantate suonando
una notte intera per una donna, una, la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili, ondeggiava la testa al
suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo, mai, una notte intera, quando si alzò non fu lei che uscì
dalla mia vita, furono tutte le donne del mondo.

Il padre che non sarò mai l’ho incantato guardando un bambino morire, per giorni, seduto accanto a lui, senza perdere niente
di quello spettacolo tremendo bellissimo, volevo essere l’ultima cosa che guardava al mondo, quando se ne andò, guardandomi
negli occhi, non fu lui ad andarsene ma tutti i figli che mai ho avuto.

La terra, che era la mia terra, da qualche parte nel mondo, l’ho incantata sentendo cantare un uomo che veniva dal nord, e tu lo
ascoltavi e vedevi, vedevi la valle, i monti intorno, il fiume che adagio scendeva, la neve d’inverno, i lupi la notte, quando
quell’uomo finì di cantare finì la mia terra, per sempre, ovunque essa sia.

Gli amici che ho desiderato li ho incantati suonando per te e con te quella sera, nella faccia che avevi, negli occhi, io li ho visti,
tutti, miei amici amati, quando te ne sei andato, sono venuti via con te.

Ho detto addio alla meraviglia quando ho visto gli immani iceberg del mare del Nord crollare vinti dal caldo, ho detto addio ai
miracoli quando ho visto ridere gli uomini che la guerra aveva fatto a pezzi, ho detto addio alla rabbia quando ho visto riempire
questa nave di dinamite, ho detto addio alla musica, il giorno che sono riuscito a suonarla tutta in una sola nota di un istante, e
ho detto addio alla gioia, incantandola, quando ti ho visto entrare qui.

Non è pazzia, fratello. Geometria.

E’ un lavoro di cesello. Ho disarmato l’infelicità. Ho sfilato via la mia vita dai desideri. Se tu potessi risalire il mio cammino, li
troveresti uno dopo l’altro, incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta di questo viaggio strano che a nessuno
mai ho raccontato se non a te.
… ]

[ Alessandro Baricco – Novecento – un monologo – ]

A distanza di anni, di molti anni, mi sento di ringraziare e fare le mie scuse ad una cara amica, Patrizia, Patrizia Barbera si chiamava, di cui
ho perso le tracce, di ogni tipo, virtuale e reale, ma che spero stia bene e felice. Lei leggeva, e amava, molto Baricco; io la denigravo sempre.
Sbagliando. Ma ora lo so. C’è sempre tempo per rimediare. Per qualsiasi cosa, tranne che alla morte.

_ Breathe Underwater _


respirami. allenta le morse delle tue spire sulle mie sinapsi e respirami mentre affondi nei ricordi.
mi percuoti come una raffica di vento improvviso. cerco di scrollarti da dosso ma mentre a me sembri svanita tu sorridi di soppiatto celandoti alla mia vista.

osservami. scivolo tra questi giorni andati tra silenzio e solitudine come gocce d’olio che non trovano più la via di ‘casa’ e cadono a strapiombo lungo il collo esterno della loro dimora.
è quando non voglio sentirmi osservato che tu compari e mi additi come un perdente. uno che maschera le sue debolezze e che davanti a se stesso trema di sconfitte, lacrime e silenzi.

toccami. ogni corda, ogni angolo, ogni odore, persino ogni sorriso di passanti sconosciuti mi marchi a fuoco in quel pezzo di memoria e me lo tagghi per sempre come in un social network dei ricordi.
d’improvviso tutto diventa monotono in : colore, suono, vista e percezione. svanisce la realtà e appari tu, come emblema del mio scoramento.

uccidimi. si uccidimi ancora. non importa quante altre volte risorgerò, illudendomi di essere più forte dell’ultima, ma intanto uccidimi. ma fallo in silenzio, coinvolgere gli altri ora non servirebbe, non capirebbero. ho scelta? posso io scegliere come morire? beh allora voglio soffrire.

voglio soffrire di felicità. mi devi investire come un impossibile vento caldo di scirocco in una fredda giornata d’inverno spaccandomi le mani per l’escursione “umorica” tra il Mio ed il Loro triste routinaggio. devi farlo così impetuosamente da togliermi il respiro, come quando un’onda improvvisa ti sbatte contro gli scogli di schiena e ti spezza il fiato per poi sommergerti nelle sue calde onde. non voglio più circondarmi di quelle felicità belle come farfalle ma durature come la vita di quei bachi da seta rinati per volare.

uccidimi così, vita.

non come tristemente fai ogni giorno che passa.


Acido lisergico nelle vene



Siamo onesti: cosa ci trattiene ancora dal non prendere tutto e sparire ? Dall’andare in banca, chiudere il conto, prelevare tutto in contanti e aggiungere ‘…saluti’ a questa vita ? Perché girare la ruota della routine ogni giorno sapendo che uscirà sempre : hai perso tutto ? Perché ? Perché … perché … beh si non lo sai il perché ? E’ quando ti si sfuma la voce e con un falsissimo playback da video degli anni ’80 sfumi quel : perch… … mentre chini la testa, il tuo sguardo si fissa in una macchia per terra e poi tiri un sospiro morto.

Perché non hai le palle !!!

E mentre i giorni contano in silenzio, come a nascondino, tu sei la che ti nascondi e hai paura di andare a salvarti. E attendi inesorabile che lui venga a prenderti. Il fato. Si, il destino. Sei uno sfigato fattelo dire. Sei proprio uno sfigato.

Io sono l’amore tra le nuvole. Vorrei alzassi lo sguardo ora che hai ripreso a vedere. Vorrei sorridessi al mondo ora che sei sereno. Vorrei che non ti curassi del dolore che porti a credito, ma che ti indebitassi di amore e bene verso il prossimo.

Io sono l’amore. Ma non son per tutti. Ed anche nelle migliori famiglie bisogna soffrire. In quei silenzi a festa, in quei sorrisi spenti che annunciano routine mondane, in quel tramonti solo in cartolina ormai da gustare seduti sul divano buono chiacchierando con la erre moscia.

Vago tra le nuvole e licenzio ogni pensiero negativo senza preavviso. Mi creo una corazza di fredde incertezza perché ogni apertura è persa, e ogni ‘lasciata’ è vita.

Non son fatto per sorridere a comando, ne son fatto per questa maglia. Il ‘Mr Destino’ me l’ha data anni fa ormai, ma non mi sento titolare in questa squadra di perdenti.

Silent.


E’ che bisogna spezzare il fiato …


Non parlo di paesaggi mozzafiato. Non parlo di emozioni tali da toglierti il respiro. Non parlo di un soffocamento. E’ un affanno il mio. Un boccheggiare annaspando di questi giorni grigi. Siam sempre la a correr dietro qualcosa o qualcuno e poi ci ritroviamo sempre col fiatone ad osservare quel qualcosa o qualcuno allontanarsi e svanire lentamente.

Un lavoro che cerchi da mesi, che si avvicina, sembra fatta … e poi svanisce. Una conoscenza che ti sorprende, frequenti, sembra vada tutto bene e poi … svanisce. E tu rimani la a rincorrere, spasmodicamente allunghi la mano, ma il soggetto ormai è solo un puntino lungo l’orizzonte. Bisogna rompere il fiato … me lo diceva sempre il Mister quand’ero un calciatore in erba, anzi, in terra battuta, e battuta anche male visti alcuni sassi a centrocampo …

Perché quando rompi il fiato tutto diventa più semplice. Avviene un estensione polmonare, il corpo sollecitato dallo sforzo mette a disposizione più risorse di quelle date e tutto diventa fluido.
Questo avviene a distanza di qualche minuto, non subito, perché il nostro corpo ed il nostro metabolismo sono abituati a lavorare a bassi regimi, per cui l’affanno dei primi momenti di sforzo. Poi il corpo si accorge che serve più energia di quella elargita e la … si rompe il fiato.

Sicuramente sarà quello. Non ho ancora rotto il fiatto con la vita. Devo ancora rincorrere molto, e mettere a dura prova quest’esistenza, prima ancora di ricevere le giuste dosi di energia per non rimanere indietro e veder tutto svanire … perchè come diceva Abatantuono in Turnè : ” uno passa la vita a farsi dire che prima è troppo giovane poi dopo diventa troppo vecchio  ci sarà una fase centrale in cui uno deve correre ?  … Vu-vu-vu-vu-vu … L’effetto velocità, servirà no ? ci sarà un motivo ? …”

 

Sapete cos’è un Task Manager?


Beh si avete capito di cosa sto parlando, il conosciutissimo Task Manager dei sistemi operativi Microsoft. Quell’affare la che appare premendo contemporaneamente CTRL.ALT.CANC . Quella finestra invasiva che si mette davanti a tutte le vostre finestre, anche in maniera un po’ prepotente, imponendosi sulle altre : io sono la tua unica finestra … non avrai altra finestra all’infuori di me. [ cit. Dio, tratto dal prequel del bestseller ‘La Bibbia’, chiamato ‘I dieci comandamenti’ ]

Insomma, quella finestra-prima-donna ti permette di osservare tutte le applicazioni aperte in quel momento e i processi attivi e decidere se terminali o meno, in gergo NOI informatici diciamo ‘killare un processo’. Appunto, pensavo, tra un Dakota e l’altro, ma non sarebbe bello avere un Task Manager del nostro cervello?

La nostra vita alla fine è come un sistema operativo no? Vi spiego … come disse il marinaio alle vele …

Tu la mattina ti svegli, potremmo paragonarlo a quando la mattina entri in ufficio e accendi il portatile. Poi, la prima cosa che fai dopo il risveglio è la colazione, hai bisogno di carburare e ricaricare le batterie. Il pc ha bisogno dell’alimentatore altrimenti come funziona? Dopo un po’ si spegnerebbe anche lui come noi se non ci nutriamo.

Durante la giornata lavorativa ci succede di avere dei momenti di alti e bassi, dei momenti in cui sei concentratissimo e non hai manco il tempo di un panino o controllare la posta a dei momenti di pausa blandi in cui hai anche lo sbadiglio post pranzo incallito che si accanisce sulla documentazione che devi consegnare per forza prima della riunione del capo che è subito dopo pranzo !!! Ma anche il nostro pc alterna dei momenti di lentezza e processore ‘a tappo’, che manco il cursore del mouse segue il movimento della tua mano, a momenti di idle mostruosi in cui la ventola sembra un suono piacevole da ascoltare.

Vengo al dunque, evitando altri mille paragoni, perché io non potrei killare, di sana pianta, tutti quei processi che si avviano in automatico ad un fotogramma di un film, all’udire di una canzone, all’incidenza di un discorso improvviso su un determinato argomento? Perché non posso premere NASO.PISELLO.CAPEZZOLO contemporaneamente e far apparire nella mia mente la lista dei pensieri attivi, in running, con l’opzione termina?

Quando un processo non è più necessario? E quando noi ne prendiamo coscienza, che anche se si avvia automaticamente, è come un pixel in un monitor con risoluzione 7680×4800 ? Cioè infinitesimalmente superfluo e non di nota ? …

Vi lascio riflettere sulle note della ‘mia’ Dokata presa direttamente dal concerto degli Stereophonics all’Alcatraz. Buon’ascolto.

Le Principesse ci stanno sul Pisello


Tutto comincia da bambine, quando i genitori decidono che il modo migliore per intrattenere le loro ‘innocenti’ creature sia: fargli vedere tutta la filmografia della Disney ! E allora si parte con : Biancaneve e i Sette Nani, Cenerentola, La Bella Addormentata nel Bosco, Aladdin, La Bella e la Bestia, La Sirenetta, Pocahontas !!!!
Cosa hanno in comune tutti questi film?? Beh una povera sfigata che non sapendo come svoltare nella propria vita decide di attendere il ‘noto’ uomo in calzamaglia turchese! E così loro, piccole, tenere, paffutelle e ‘indifese’ già iniziano ad idealizzare come sarà l’identikit del loro futuro compagno, segno particolare: PRINCIPE AZZURRO!
La bambina è cresciuta, è una donna, e si accorge che, ormai, dopo svariate relazioni, il signorotto in calzamaglia è solo frutto della fantasia della casa di Orlando (USA). Così, decide di abbandonare le velleità dell’attesa e di cambiare punto di vista … eccezziunale veramente direi come la svoltano …
Le 4 baldracche con il Cosmopolitan, e non solo, in mano … ne vogliamo parlare? Per tutte, e anche tutti a volte, caso preoccupante, Sex & the City è diventato il telefilm cult femminile che dirige i pensieri e i modi di fare di molte donne. Per cui, se prima erano la con il sospiro facile, a osservare la luna, in attesa di avere gli occhi a cuoricino appena Ezio Paolo Turchi in calzamaglia fosse passato a tiro …
Adesso …
Si riuniscono in queste congreghe di sole donne single, e disperate, perché ognuno di loro alla base vive un dramma : che quello a cui la darebbero anche se fosse caduto in un campo di letame non le caga, scusate il gioco di stronzate, minimamente!! Nel mentre, ovvio, bi-‘svaccano’ in giro, sparlano di quella o quell’altra, prendono per il culo quello o quell’altro, anche se la sera prima se lo sono scopato, e parlano soprattutto di sesso, scarpe, vestiti e vibratori. Insomma, dalle Stalle alle Stelle … si, quelle di un Motel ad ore, ed al massimo ce n’è una sola di Stella …
Ora, mi dite come fate a passare dalla ‘Bella e la Bestia’, con tutto il coraggio e lo stomaco che ci vuole a farsi quella Bestia, a nutrirvi solo di frivolezze e Cosmopolitan???
Ieri ho chiuso ‘un cerchio’ che avevo aperto esattamente un anno fa, il 6 giugno del 2009, quando avevo conosciuto una persona che era uscita da una lunga relazione chiusasi nel peggiore dei modi, mentre avevano progettato di convivere, cioè scoprendo che lui la tradiva da mesi.
L’approccio ‘al caso umano’ non è stato facile, e la povera ‘bimba’, educata sicuramente a ‘botte di Disney’, aveva esordito dicendo : “Io voglio la favola!! Voglio innamorarmi come nelle favole del Principe Azzurro ..”.
Ora non potrei sintetizzare un anno solare di fatti accaduti in poche righe, ma dico solo che il Principe Azzurro preso a Campione ISTAT confronto a me si sarebbe sentito peggio del Gobbo di Notre-Dame e che lei, alla fine della fiera, è sicuramente più falsa di una borsa Louis Vuitton made in Taiwan!
Quindi, voi donne che : volete continuare a fare la vostra vita indipendenti; che pensate che le relazioni siano solo una palla al piede; che non riuscite ad essere voi stesse con gli amici se c’è anche quello con cui la sera prima avete scopato come delle maiale; che anche un sms, a cui non rispondete inventando le scuse più improbabili, vi soffoca; che è meglio vedersi massimo due volte a settimana, magari dopo i pasti e non più di due ore altrimenti vi viene l’ansia; che volete tutto e non volete dare niente; che pretendete sincerità, lealtà e chiarezza sin da subito, ma non ne conoscete vagamente l’odore; ma che, SOPRATTUTTO, vorreste sempre il PRINCIPE AZZURRO, in un futuro, al vostro fianco … beh .. con tutto il cuore … ANDATEVE AFANCULO !!!
Le ‘Principesse’ mi stanno sul Pisello.
Ps: tenete bene a mente il titolo di questo post, un giorno capirete … quando lo troverete in giro …
   LS  –
   
 

Loop



Un passo avanti. Un sospiro.
E due indietro.

Un sospiro. Un lungo
silenzio. E mi distendo.

Mi alzo. Mi guardo alle
spalle, magari un segno o una parola. Il silenzio.

Un passo avanti. Un sospiro.
E due indietro.

Se guardo avanti osservo
dei passi. Alcuni vicini, alcuni distanti. Forse ho corso per un momento, forse
sono stato nel futuro per un momento, ma perché mi ritrovo fermo a osservare
quei passi interrotti e guardare i passi alle mie spalle?

Conosco quel percorso. Intravedo
ogni singolo passo. E ricordo ogni singolo attimo di pausa. Ma perché ritorno
indietro su i miei passi? Perché?

È una distesa bianca e
silenziosa questa. Quei passi indietro non svaniscono per mancanza di calore e
mi tentano a ripercuoterli cm dopo cm, fiato dopo fiato, cercando delle
risposte che non ho mai avuto e che forse non avrò mai.

Davanti non c’è nulla o
nessuno, tanto vale fermarsi o tornare indietro no? Ma potrebbe essere che
anche qui o indietro non ci sua nulla o nessuno ad aspettarti.

Per cui.

Un passo avanti. Un sospiro.
E due indietro.

Con calma, non datemi
fretta, troverò la via.

Un passo avanti. 

Voci precedenti più vecchie

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